«Io, medico da 500 euro al giorno salvo gli ospedali piemontesi più piccoli»

Valeria De la Perche, professionista «a chiamata»: «Troppi soldi? Sinceramente non credo siano tanti se si confronta il nostro compenso con quello di un ospedaliero strutturato. E poi tasse, contributi, trasporti, vitto, alloggio, tutto è a carico mio»

Per tenere aperti i reparti ospedalieri siamo obbligati a chiamare medici a gettone, che possono arrivare a guadagnare mille euro al giorno». È una situazione che fa scalpore quella rivelata da Alberto Cirio su quanto accade in alcune aziende sanitarie piemontesi per riuscire a garantire la copertura dei turni. Una condizione diffusa soprattutto in provincia e negli ospedali cittadini più piccoli. Il giorno dopo le dichiarazioni del presidente del Piemonte, la dottoressa Valeria De la Perche ridimensiona in parte il quadro economico. Romana, 53 anni, lavora a gettone nei pronto soccorso del Canavese, per conto della società Medical line consulting.

Anche lei si porta a casa mille euro al giorno? 
«Mille euro sono un po’ tanti. Ma non glielo nascondo: se ci fosse un posto che me li offrisse, ci andrei subito».

Lo dice palesemente? 
«Sì. Vede, tutte le spese collegate al lavoro sono a nostro carico: tasse, contributi, trasporti, vitto, alloggio. Pure l’assicurazione professionale».

E allora quanto guadagna davvero per riuscire a starci dentro? 
«Sono 43 euro lordi l’ora».

Per quante ore? 
«In genere i turni che copriamo sono quelli notturni e durano 12 ore».

Quindi, facendo i calcoli, ogni notte le viene pagata 516 euro. Giusto? 
«Sì, ma lordi».

Comunque non le sembra una cifra esagerata? 
«Sinceramente no. Se uno confronta il nostro compenso con quello di un medico ospedaliero strutturato, scopre che le somme sono sovrapponibili. Loro prendono uno stipendio pulito, noi invece ci dobbiamo pagare tutte le tasse e non abbiamo ferie e malattia».

E grosso modo lei quando guadagna in un mese? 
«Dipende molto dalla disponibilità che si dà e dalle richieste che le aziende fanno alla Medical line».

Ma una media ci sarà o no? 
«Dirlo è difficile. Di certo, io non mi sposto da Roma al Piemonte soltanto per un giorno di lavoro».

Il gioco non vale la candela? 
«Per accettare, mi devono proporre almeno cinque o sei giorni».

Quanto spende per un soggiorno? 
«Senz’altro meno che a Roma anche se non poco. Ma, in generale, il Piemonte è più conveniente rispetto al Lazio».

Conveniente solo dal punto di vista economico?
«Il Lazio offre poche opportunità di lavoro. In Piemonte, invece, ci sono meno ostruzionismo e più richieste».

Lei dove lavora?
«Nei vari pronto soccorso della Asl Torino 4: Ivrea, Cirié, Chivasso. Di solito copriamo turni di ospedali piccoli, dove c’è carenza di personale e che senza di noi rischierebbero di chiudere».

Vuol dire che, in un certo senso, evitate il depauperamento dei territori? 
«Pensiamo al pronto soccorso di Cuorgné: noi garantiamo un servizio all’utenza che vive in zona e che ha l’altro ospedale più vicino a 40-50 minuti da casa. Capisce che se una persona ha un infarto e le distanze sono queste, le possibilità di sopravvivenza sono minime».

di Lorenza Castagneri Corriere della Sera – Cronaca di Torino