E ORA NEI PRONTO SOCCORSO È BOOM DEI MEDICI IN “AFFITTO”

Filippo d’Amico ha 29 anni ed è un medico in affitto. Vive a Messina, prende l’aereo e va a Torino. Raggiunge Lanzo, 5mila abitanti a un’ora dal capoluogo. Per lui è prenotata una camera in albergo. Al mattino passa una navetta che lo porta al punto di primo intervento del piccolo ospedale. Cinque giorni e torna a casa. La società a cui ha mandato il suo curriculum è la Medical Line Consulting, 500 medici iscritti, 250 in giro per l’Italia con la valigia pronta. Da sud a nord, da est a ovest per quattro o cinque giorni consecutivi, con turni di 12 ore per ottimizzare la trasferta. La società ha chiuso un contratto con alcune aziende piemontesi e seleziona dottori per il pronto soccorso, ginecologi per i punti nascita in paesini sulle montagne del Piemonte, anestesisti e radiologi. Albergo e navetta sono parte dei servizi di logistica offerti da Medical Line a chi aderisce. Filippo è soddisfatto. A metà del mese precedente comunica alla società quando e per quanti giorni è a disposizione. In poche ore gli arriva la conferma. Il resto del tempo lo dedica al progetto di assistenza sanitaria ai migranti con la provincia di Messina. “Per ora mi va bene così, non ho intenzione di entrare stabilmente nel servizio pubblico, ma forse potrei trasferirmi in Piemonte”.

Cooperative, società di liberi professionisti. I medici in affitto guadagnano 30-40 euro l’ora. La cooperativa ne trattiene 20 o 30: i contratti sono i più variegati, le condizioni cambiano. Ma è evidente che la sanità pubblica non è più autosufficiente. Sempre più spesso gli ospedali si rivolgono a privati per trovare i medici che servono, le borse di specialità sono inferiori ai bisogni. Chi può sceglie e le destinazioni scomode sono le prime a restare vuote. Lorenzo Ardissone, direttore generale dell’Asl To4, provincia nord di Torino, spiega che non c’è alternativa: “I bandi vanno deserti in tutti i nostri ospedali: facciamo le gare e se ci servono 10 professionisti al massimo ne troviamo uno. Non resterebbe che chiudere”. Però i professionisti sono assolutamente affidabili, assicura: “Facciamo noi un’ulteriore selezione”.

I responsabili regionali del sindacato medici Anaao-Assomed propongono di utilizzare gli specializzandi dell’ultimo anno e segnalano un fenomeno in crescita ovunque: la figura del medico in affitto è ormai sdoganata anche in Veneto, Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna. Servono paletti e garanzie. Grazia Buquicchio è una radiologa romana, va in Veneto e rientra a casa, dove ha famiglia. Ha 40 anni e da otto ha scelto questa vita da pendolare. Il resto del mese lavora a Roma come libera professionista. Concentra i turni in tre o quattro giorni. Venezia, Rovigo, Treviso sono le sue mete abituali. “Mi sta bene, la società organizza i turni sulla mia disponibilità, sono più libera e lavoro in strutture efficienti”.

In alcuni casi i medici non hanno ancora la specializzazione. In altri si creano situazioni in cui i primari non si fidano di affidare un paziente a un medico “a tempo” e capita che gli operatori che smistano le chiamate per mandare l’ambulanza in un pronto soccorso di un piccolo ospedale si informino prima. Se il medico di guardia è uno di quelli “che arrivano da fuori” si preferisce indirizzare l’ambulanza altrove. Nel piccolo ospedale della Val Brembana che fa riferimento al Papa Giovanni XXIII di Bergamo, racconta Stefano Mangone, segretario regionale Anaao Lombardia, i medici vengono prima valutati e poi messi in turno solo se affiancati da un tempo indeterminato. In Veneto è scoppiata la polemica e il segretario regionale dell’Anaao Adriano Benazzato ha denunciato che sei Usl venete su nove si rivolgono a cooperative. “I medici reclutati in questo modo vengono usati in pronto soccorso ma anche in ostetricia e ginecologia”, spiega. Ha chiesto un parere legale sulla legittimità e promette di rivolgersi all’ispettorato del lavoro: “Le cooperative vanno bene solo se sono l’ultima spiaggia”.

Repubblica Sanità – 14 Agosto 2018